La mia esperienza universitaria mi ha spinto ad interrogarmi su quale sia il rapporto tra intelligenza, forma mentis, e successo (o insuccesso) accademico. Poiché non sono un esperto in materia, mi limiterò ad esporre alcune riflessioni personali costruite sulla base del mio vissuto e delle mie conoscenze.
Per quanto riguarda l'intelligenza, non farò riferimento al famoso Q.I. (la cui attendibilità è ormai notevolmente ridimensionata), ma alla teoria triarchica dell'intelligenza di Robert Sternberg, uno dei massimi studiosi di intelligenza e sviluppo cognitivo. Secondo Sternberg, l'intelligenza si esprime secondo 3 modalità:
1) L'intelligenza analitica, che comprende la capacità di analizzare suddividendo in parti e scendendo nei dettagli, di valutare, di effettuare confronti tra elementi diversi. Questa forma di intelligenza entra in gioco nell'interpretazione del significato di una parola o di una frase, e nella risoluzione dei test matematici.
2) L'intelligenza creativa, è invece legata all'intuizione, si realizza nella capacità d inventare, di scoprire, di immaginare, ipotizzare, di affrontare con successo situazioni insolite per le quali le conoscenze e le abilità esistenti si mostrano inadeguate. A differenza dell'intelligenza analitica, che implica risposte determinate, l'intelligenza creativa è aperta a più possibilità di soluzione.
3) L'intelligenza pratica, infine, comprende invece la capacità di usare strumenti, applicare procedure e porre in atto progetti, saper organizzare e pianificare, dimostrare la validità di quello che si è realizzato.
Dal mio punto di vista, la maggior parte delle facoltà universitarie richiedono un forte sviluppo dell'intelligenza analitica, spesso anche a scapito delle altre. Infatti, la maggior parte degli studenti universitari vanno incontro ad esami che generalmente richiedono di fissare a memoria concetti o di svolgere esercizi. Non è detto che ciò si traduca in procedimenti strettamente meccanici, poiché spesso è richiesta una certa capacità di rielaborazione di ciò che si è studiato, ad esempio per rispondere alle cosiddette "domande di ragionamento", o per risolvere esercizi particolarmente complessi.
In ogni caso, si tratta sempre di operare in contesti circoscritti, che per la loro natura richiedono una forma mentis portata alla semplificazione, intesa come capacità di conoscenze per risolvere uno specifico problema, anche molto complesso.
Chi invece ha una forma mentis portata alla problematizzazione o al pragmatismo troverà maggiori difficoltà, perché verosimilmente avrà una maggiore predisposizione alle altre intelligenze.
Tuttavia, come ho scritto all'inizio questa breve trattazione, quelli elencati da Sternberg non sono tipi di intelligenza (come quelli elaborati da Howard Gardner), ma modalità in cui l'intelligenza si estrinseca. Pertanto, sebbene l'università privilegi soltanto una di queste modalità, è lecito aspettarsi che chi ha sviluppato anche le altre potrà giocarsele una volta laureato.
Almeno spero.



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